Biblioteca Civica
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Letture incrociate

Ultimo titolo letto:

Incontro del 12/11/2011
La figlia perfetta

di Anne Tyler

Riassunto:
Due famiglie all'aeroporto di Baltimora, in una notte di agosto; due bambine appena adottate in arrivo dalla Corea. Una delle due famiglie è perfettamente americana, socialmente impegnata e politicamente corretta; l'altra è un nucleo familiare iraniano, che ha superato non da molto tempo le difficoltà dell'inserimento nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Mentre la prima farà di tutto perché la bimba adottata mantenga i contatti con la sua cultura di origine, la seconda cercherà in ogni modo di assimilarla immediatamente alla realtà di Baltimora. Le storie delle due famiglie, che mantengono i contatti dopo il primo incontro, si incrociano per molti anni, e ogni anno diventa l'occasione per un nuovo confronto, per misurare avvicinamenti e distanze, per osservare i bimbi che crescono e il mondo che cambia.

Le prime righe:
Alle otto di sera l’aeroporto di Baltimora era praticamente deserto. I larghi corridoi grigi erano vuoti, le edicole buie, i bar chiusi. Avevano già chiamato i passeggeri all’imbarco per gli ultimi voli. Gli schermi erano spenti e le file di poltroncine di plastica abbandonate e spettrali.
Soltanto dal fondo del terminal D veniva un brusio lontano, un mormorio sommesso carico di attesa. Una bambina iperagitata faceva le piroette su se stessa in mezzo al corridoio fino a stordirsi, e un adulto andò a prelevarla per riportarla nella zona di attesa, mentre lei rideva e si dimenava. Intanto una ritardataria, una donna vestita di giallo, si affrettava a raggiungere il gate con un mazzo di rose a gambo lungo...

Le vostre recensioni:

 

 

 


Incontro del 08/10/2011
Nemesi

di Philip Roth

Riassunto:
Siamo nella Newark del 1944: in Europa e nel Pacifico infuria la guerra mentre a Weequahic, il quartiere ebraico della città, esplode un focolaio di poliomelite. La paura della malattia e delle sue terribili conseguenze cambia le abitudini dei bambini e dei ragazzi del quartiere: ma non di quelli che si ritrovano per giocare a baseball al campo sportivo di cui Eugene "Bucky" Cantor è il responsabile. Bucky ha ventitre anni e il fisico aitante: l'unico suo difetto è una miopia così forte da avergli impedito di partire per la guerra. Il giovane ne è avvilito come se fosse una colpa di cui si è macchiato: tanto più che i suoi migliori amici sono tutti impegnati al fronte. Ai primi casi di polio, Cantor reagisce come se badare ai ragazzi fosse il suo modo di prestare servizio per la patria: rifiuta di chiudere il campo, anzi fa di tutto per evitare che si diffonda il panico e che la paura modifichi gli stili di vita delle persone. Ma il contagio non cessa di diffondersi. Anche due bambini che erano soliti frequentare il campo sportivo vengono presi da febbre e dolori e quando un altro dei "suoi" ragazzi si ammala e muore, Cantor ne è devastato. Il panico, la paura e la paranoia aumentano giorno dopo giorno e altri ragazzi si ammalano. La fidanzata di Cantor, che sta lavorando in una colonia estiva in Pennsylvania, lo convince a raggiungerla in mezzo a quella natura incontaminata. Cantor crede di essersi lasciato la tragedia alle spalle, ma i suoi peggiori incubi si materializzeranno di colpo.

Le prime righe:
Il primo caso di polio quell’estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memoria Day, in un quartiere italiano povero all’altro capo della città rispetto al nostro. Dall’angolo sudoccidentale di Newark, nella zona ebraica di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi sucessivi, una decina, sparpagliati in quasi tutti i quartieri tranne il nostro...

Le vostre recensioni:

10/10/2011 Protagonista della storia è Bucky Cantor, ottimo atleta,cultore del corpo umano che per problemi di vista viene scartato dall’esercito e decide di fare l’insegnante di educazione fisica.
Siamo in America nel 1944, una epidemia di polio colpisce i suoi migliori allievi e lui, estremamente rigoroso e con un fortissimo senso del dovere, si trova incapace ad affrontare la situazione.
Molla tutto, il suo paese dalll'aria calda, piena di odori e di malattia e si trasferisce per un alro incarico in montagna, all'aria fresca, al sicuro.
Ma il senso di colpa lo perseguita, creandogli un senso di frustazione e odio nei confronti di un Dio crudele e malvagio.
Anche Bucky contrae la polio,anzi pensa di essere stato forse proprio lui la causa di contagio e per punirsi allontana da se' per sempre la fidanzata, si rinchiude in un ostile quanto infantile ed inutile isolamento.
Personaggio problematico, insicuro, pieno di sensi di colpa portato a un declino inevitabile da una "nemesi" che lo ha colpito nella parte a lui più cara e vulnerabile, il suo corpo atletico, bello come un dio greco nell'atto di lanciare un giavellotto ed ora ridotto ad una massa inerte di muscoli.

Libro che si presta a parecchi spunti di riflessione. Interessante è stato evidenziare come certi atteggiamenti dinanzi ad un male oscuro, ignoto, rimangano immutati nel tempo: la paura, la diffidenza, l'emarginazione del "diverso" o dello straniero sono ancora oggi gli stessi sentimenti degli uomini del 1200 (peste ai tempi del Boccaccio), del 1600 (peste manzoniana).

Morena

18/09/2011

Semplicemente magistrale. E’ il primo romanzo di Roth che leggo e certamente non sarà l’ultimo. A partire dal titolo si è immersi in un’atmosfera da tragedia greca; il protagonista, Eugene Cantor, detto “Bucky”, è una figura assai positiva, un eroe antico impegnato in una lotta titanica contro un destino segnato.
Nella mitologia la dea Nemesi assume diverse valenze; da un lato la più conosciuta di giustizia divina e vendetta, da un altro quella derivante dall’etimologia del nome che significa “distribuire”, da cui il ruolo di giustizia distributiva collegata anche al sentimento umano che suggerisce di pagare quel che si deve e di portare a termine il proprio compito. In origine Nemesi era stata affiancata a Tiche, dea della fortuna cieca e irresponsabile, proprio come controllo morale sull’operato di quest’ultima. Nemesi faceva in modo che la fortuna ricevuta fosse bilanciata da una adeguata dose di sventure. Se considerata da questo punto di vista, la vicenda di Mr Cantor, il quale è una sublimazione del senso del dovere, è piuttosto paradossale. Il pesantissimo tributo di dolore viene imposto al giovane educatore ben prima che la sua ruota della fortuna abbia compiuto il mezzo giro portandolo all’apice della buona sorte, vale a dire la realizzazione del suo sogno di sposare Marcia e di condurre una vita serena. In un certo senso Mr Cantor stesso incarna la sua personale Nemesi perché per primo non si considera degno di felicità sentendosi addirittura responsabile e colpevole per vicende indipendenti da lui. Verso la fine del racconto, infatti, il narratore traccia un inesorabile ritratto psicologico del protagonista: un uomo privo di senso dell’umorismo, incapace di ironia, ossessionato da uno strenuo senso del dovere, incapace di accettare i suoi umani limiti senza trasformarli inesorabilmente in una colpa imperdonabile. Ad un certo punto lo definisce addirittura superbo nel suo perseguire inesorabilmente un perché della tragedia e nel riconoscere se stesso come colpevole, accusando allo stesso tempo Dio di essere uno spietato assassino di bambini. Eppure il narratore, uno dei ragazzini del campo estivo di Mr Cantor vittima dell’epidemia, prova per lui profonda compassione e ricorda l’ammirazione che tutti avevano per colui che nelle ultime pagine viene descritto come un semidio, apparentemente invincibile, colto nell’ (ellenicissimo) atto di scagliare un giavellotto.

 

 

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