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Letture incrociate

Incontro del 05/05/2012
L'infinito nel palmo della mano

di Gioconda Belli

 

 

 

 

Riassunto:
Adamo ed Èva. Una giovane coppia nel Paradiso terrestre. La tentazione. Il peccato. L'esilio sulla Terra. Il dolore del parto. E la fatica di vivere. Questo accade nei quaranta versetti che la Bibbia dedica ai nostri progenitori. Ma - si chiede Gioconda Belli - se andiamo al di là delle parole divine, al di là di tante testimonianze, al di là delle leggende? Come era l'universo primigenio? Quali furono le ragioni che spinsero Èva a cogliere il frutto proibito? E cosa passava per la testa a entrambi una volta consapevoli del "peccato"? Indubbiamente una grande storia. Gioconda Belli apre la strada verso un mondo affascinante e primitivo che ci restituisce alla cultura della civiltà giudaico-cristiana sulla quale si fonda tutta la storia dell'Occidente. Poesia e mistero si danno la mano in questo romanzo che ci mostra il primo uomo e la prima donna alla scoperta di se stessi. "L'infinito nel palmo della mano", in cui ritroviamo echi del realismo magico di Garcia Màrquez e della prima Allende, è una parabola per il nostro tempo e per un futuro inaspettato

Le prime righe:

E così fu. All’improvviso. Da non essere, a essere cosciente di esistere. Aprì gli occhi, si tastò e, senza sapere come, capì di essere un uomo. Vide il giardino e si sentì di essere osservato. Guardò tutto intorno sperando di vedere qualcun altro come lui e, mentre guardava, l’aria gli scese giù per la gola e la frescura del vento risvegliò i suoi sensi. Fiutò. Inspirò profondamente.. In testa sentì rimescolarsi confusamente le immagini in cerca di un nome. Le parole e i verbi sgorgavano nitidi e chiari nella sua mente per poi posarsi su tutto ciò che lo circondava. Pronunciò i nomi e vide che gli oggetti nominati si riconoscevano nelle sue parole. Il vento gli scosse i rami degli alberi. L’uccello cantò. Le lunghe foglie aprirono le loro mani affusolate. Dove si trovava? Si domandò. Perché chi lo osservava non si faceva vedere? Chi era?

Le vostre recensioni:

 


   


Incontro del 31/03/2012
Il viaggiatore
notturno

di Maurizio Maggiani

 

 

 

 


Premio Strega 2005

Riassunto:
Uno specialista di migrazioni animali siede su una vetta nel cuore del deserto sahariano: attende il passaggio delle rondini. In quell'attesa, in quel deserto, si lascia contaminare dalla fiera saggezza del popolo dei tagil, fa sua la sapienza della sua guida Jibril, consuma amore mercenario con la berbera Jasmina, ascolta il dimah Tighrizt, poeta itinerante. Da lì, viaggiatore della notte, l'irundologo misura la distanza dal mondo che altrove continua a collassare nel disordine della guerra e racconta a Jibril altre storie di erranze e migrazioni: dell'orsa Amapola sorpresa nelle foreste della Carnia, dell'armeno Zingirian incontrato nel suo cammino, del principe polacco Potocki, e della Perfetta, la donna che va lungo le strade del mondo.

Le prime righe:

Ascoltate, è ancora il tramonto sul colle dell’Assekrem. Giallo, ocra, azzurro, oltremare, carminio. Cielo, terra, montagne e valli.
Tutto.
Ma giù nelle gole c’è già il crepuscolo e la notte. Rosa, terra bruciata, viola, nero. Il nulla laggiù.
L’aria è così limpida che l’increspatura dell’ultimo orizzonte potrebbe essere dall’altro capo del mondo. Se la Terra fosse piatta. E il fondo della valle su cui sta appoggiando la roccia dell’Assekrem, il centro della Terra. Se il cuore della Terra fosse freddo come i crepacci a quest’ora della sera.

Le vostre recensioni:

06/04/2012

Un esperto di rondini, attende il loro passaggio nel deserto,sul massiccio dell'Hoggar. E' accompagnato da un poeta cantastorie, da una guida tagil, fiera e saggia. I racconti, dinanzi al fuoco, sembrano favole, narrano di un'orsa che fugge dalla guerra e vaga seguendo l'istinto, di un leone che sanguina ma non muore, di una donna inavvicinabile “La Perfetta” e di un uomo con un sacchetto di plastica che cammina nel deserto. E in tutto questo narrare, suggestivo, poetico, fiabesco, c''è un po' di magia, un po' di fatalismo, un affidarsi ad un dio che farà piovere quando sarà il momento, né un giorno prima, né un giorno dopo.
Il libro presenta molti spunti di approfondimento anche se difficile da comprendere.
Mi è colpito molto un passo che mi piace qui ricordare:
“Non serve sempre vedere una ragione....le cose accadono perchè se ne possa cogliere il senso. Sentire il senso delle cose che ho visto e dire allora che le ho vissute”.
Raccontare le cose viste e vissute non è forse come intraprendere e far intraprendere a chi ascolta un nuovo viaggio???

Morena

   

Letture precedenti:

Incontro del 25/02/2012
La seconda vita
di Naoko

di Higashino Keigo

Riassunto:
È la storia di una normale famiglia di Tokyo la cui vita viene sconvolta da un terribile incidente stradale. Il pullman su cui viaggiavano la mamma Naoko e la piccola Monami si rovescia su una strada di montagna: Naoko muore e la figlia si salva per miracolo. Ma quando Monami si sveglia dal coma, un'inquietante trasformazione si rivela gradualmente a suo padre Heisuke: nel suo corpo di bambina vive la coscienza della madre morta. A questo punto, la vita familiare dei due assume un andamento surreale, a tratti perfino grottesco, se non fosse che poco per volta la trama conduce il lettore verso un mistero sempre più fitto e pauroso, e un finale che lascia senza fiato.

Le prime righe:
Non aveva avuto nemmeno l’ombra di un presentimento.

Quel giorno, Heisuke aveva fatto il turno di notte ed era rincasato alle otto del mattino. Era entrato nel piccolo soggiorno con il pavimento rivestito di tatami e aveva subito acceso il televisore. Tutto quello che voleva era vedere i risultati della finale di sumo del giorno prima. Quell’anno compiva quarant’anni ed era convito che la giornata sarebbe trascorsa tranquilla e senza scosse, come del resto era stato per i trentanove anni che l’avevano preceduta. Anzi, più che una convinzione, per quel che lo riguardava era un fatto assodato. Una certezza granitica, più solida delle piramidi. Quindi, mentre si sintonizzava sul canale giusto, non si aspettava certo che sullo schermo apparissero notizie in grado di turbarlo, e anche se qualcosa avesse sconvolto il mondo intero, dava per scontato che non avrebbe avuto nessuna ripercussione su di lui.


Le vostre recensioni:

27/02/2012

A seguito di un pauroso incidente stradale il sig. Heisuke perde la moglie Naoko mentre la figlia, Monomi, rimane in coma per diverso tempo.
Al suo risveglio però si accorge che è avvenuto un fatto strano: dentro il corpo della bambina vive lo spirito della madre. D'ora in poi la loro vita cambierà completamente e tale situazione, irreale e misteriosa, viene gestita in segreto con calma e lucidità tipicamente orientali.
Man mano che la figlia cresce tuttavia questo strano rapporto padre/marito si fa più complicato. La gioia di aver ritrovato nella figlia la moglie, si trasforma nella consapevolezza di aver perduto per sempre la figlia, nel contempo la tenerezza che egli provava nei confronti della figlia si muta ora in gelosia e morbosità.
L'intimità coniugale non esiste più, anche se l'amore rimane intatto.
La narrazione è fluida anche se in certi punti l'ho trovato di cattivo gusto, la qual cosa mi ha stupito molto considerato che la cultura giapponese è tutta garbo e cortesia.
Il filo sottile che collega i vivi ai morti si può manifestare in molti modi, sempre in maniera spirituale. In questo libro mi è sembrato che Naoko abbia sfruttato in maniera troppo egoistica questa opportunità di vivere una seconda vita.
Il dolore per la perdita della figlia non l'ha resa migliore, ma semplicemente più irritante, almeno per me.

Morena

   

 

Incontro del 21/01/2012
Jazabel

di Irène Némirovsky

Riassunto:
Quando fa il suo ingresso nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni più sordido dettaglio di quello che promette di essere l'affaire più succulento di quanti il bel mondo parigino abbia visto da anni. È ancora molto, molto bella, Gladys Eysenach: Ma pochi giorni dopo, allorché vengono pronunciate le arringhe, tutta la sua bellezza pare averla abbandonata, e Gladys è ormai soltanto una donna vecchia e sfinita, che a mani giunte supplica i giudici di infliggerle la pena che merita. La condanna sarà lieve, invece, solo cinque anni: il movente passionale ha fatto sì che le venissero concesse le attenuanti previste dalla legge. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys Eysenach ha cercato ad ogni costo di occultare?

Le prime righe:
Una donna entrò nella gabbia degli imputati. Nonostante il pallore, nonostante l'aria stanca e stravolta, era ancora bella; solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane. I capelli erano nascosti dal cappello nero.
Con un gesto automatico si portò le mani al collo, cercando, probabilmente, le perle del lungo sautoir che lo ornavano un tempo, ma il collo era nudo; le mani esitarono; con un movimento lento e desolato lei si torse le dita e dal pubblico trepidante che seguiva con lo sguardo ogni suo minimo gesto si levò un sordo mormorio.
“Si tolga il cappello” disse il presidente. “I giurati vogliono vederla in faccia”.
Lei se lo tolse, e di nuovo tutti gli sguardi si appuntarono sulle sue mani nude, piccole e dal disegno perfetto.


Le vostre recensioni:

27/01/2012

Ho trovato il libro per un buon tratto noioso e ripetitivo perchè l'autrice si protrae troppo sul concetto della bellezza e della paura di invecchiare della protagonista, Gladys, una ricca ereditiera accusata di omicidio.
La trama si movimenta un po' quando la figlia si ribella a questa madre frivola, viziata, disposta a tutto pur di non perdere il suo fascino e di conseguenza anche il libro diventa più intrigante.
Ricorda molto “Il ritratto di Dorian Gray” al femminile.
La scrittura è fluida considerato il tema delicato e anche attuale.
Morena

28/01/2012

Il romanzo narra il dramma di una donna che non sopporta il pensiero di invecchiare, avendo confidato per tutta la vita sulla sua strepitosa bellezza.
Quando questa inizia fatalmente a declinare e di conseguenza si incrina l’irresistibile potere di seduzione che la protagonista esercita sugli uomini, allora esplode la tragedia.
I sentimenti che la protagonista ha suscitato in noi sono stati soprattutto: pena, disprezzo, angoscia, rabbia.
La vicenda si svolge nell’alta borghesia francese negli anni che precedono la seconda guerra mondiale.
Giuliana


Incontro del 17/12/2011
Donne informate sui fatti

di Carlo Fruttero

Riassunto:
Otto donne, e ciascuna ha visto o sentito uno spicchio dei "fatti" in questione, ciascuna porta al lettore ciò che sa, o crede di sapere, o non sa di sapere, o finge di non sapere. Otto voci, incalzanti, divaganti, intenerite, rabbiose, pietose, che si susseguono, si intrecciano, si smentiscono lungo quella freccia che il narratore ha scagliato a partire dal cadavere di una misteriosa ragazza, "Milena la bellissima, Milena la santa santissima" (dice qualcuno acidamente di lei). Misteriosa sul momento, perché dalla banca dati dell'Arma arriva in poche ore quanto serve all'inchiesta. Resta sospeso il perché: un truce delitto di malavita, forse. Una resa dei conti, una lezione. O forse un ingorgo più torbido, uno sbocco tortuosamente, crudelmente vendicativo a più alto e insospettabile livello.

Le prime righe:
Si, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso e a chiamare i carabinieri col cellulare senza pensarci due volte. Che fai, te ne torni a casa bella tranquilla, ti fai un caffé e non ci pensi più, non hai visto niente, non sono affari tuoi, la puttana la troverà qualcun altro?
Non è la mia mentalità, a parte che in quanto bidella sono gentilmente richiesta di tenere gli occhi sempre bene aperti a 360 gradi. Cesare, mio marito ...


Le vostre recensioni:

22/12/2011

L'autore parte da una vicenda di cronaca nera (la morte di una prostituta) per fare una carrellata di personaggi femminili che raccontano una versione dei fatti secondoil loro punto di vista.
In questo, lo scrittore è stato molto bravo in quanto è particolarmente difficile narrare di persone “normali” e nel contempo attirare l'attenzione del lettore.
Ed ecco allora comparire queste figure, descritte come in un clichè, la barista, sexi e navigata, la bidella un po' pettegola, la figlia stressata dalla separazione, la carabiniera scrupolosa e diligente, la giornalista insoddisfatta e disillusa, la volontaria super emotiva, l'amica artista e la vecchia contessa che vive in un mondo tutto suo.
Libro ironico, di piacevole lettura, senza particolari approfondimenti sociologici ma obiettivo e razionale.
Morena

 



Incontro del 12/11/2011
La figlia perfetta

di Anne Tyler

Riassunto:
Due famiglie all'aeroporto di Baltimora, in una notte di agosto; due bambine appena adottate in arrivo dalla Corea. Una delle due famiglie è perfettamente americana, socialmente impegnata e politicamente corretta; l'altra è un nucleo familiare iraniano, che ha superato non da molto tempo le difficoltà dell'inserimento nel tessuto sociale degli Stati Uniti. Mentre la prima farà di tutto perché la bimba adottata mantenga i contatti con la sua cultura di origine, la seconda cercherà in ogni modo di assimilarla immediatamente alla realtà di Baltimora. Le storie delle due famiglie, che mantengono i contatti dopo il primo incontro, si incrociano per molti anni, e ogni anno diventa l'occasione per un nuovo confronto, per misurare avvicinamenti e distanze, per osservare i bimbi che crescono e il mondo che cambia.

Le prime righe:
Alle otto di sera l’aeroporto di Baltimora era praticamente deserto. I larghi corridoi grigi erano vuoti, le edicole buie, i bar chiusi. Avevano già chiamato i passeggeri all’imbarco per gli ultimi voli. Gli schermi erano spenti e le file di poltroncine di plastica abbandonate e spettrali.
Soltanto dal fondo del terminal D veniva un brusio lontano, un mormorio sommesso carico di attesa. Una bambina iperagitata faceva le piroette su se stessa in mezzo al corridoio fino a stordirsi, e un adulto andò a prelevarla per riportarla nella zona di attesa, mentre lei rideva e si dimenava. Intanto una ritardataria, una donna vestita di giallo, si affrettava a raggiungere il gate con un mazzo di rose a gambo lungo...

Le vostre recensioni:

15/11/2011

Libro poco coinvolgente, dove i problemi dell'inserimento, dell'immigrazione e altre problematiche non vengono analizzati ma solamente sfiorati,appena accennati.
Più che un romanzo sembra una soap opera televisiva da guardare a puntate, con l'inevitabile lieto fine. Tuttavia anche questo libro ha una sua morale: l'nvito alla solidarietà e all'accoglienza e a questo proposito mi piace segnalare una frase molto significativa di F. Bacone “Se un uomo è gentile con uno straniero, mostra d'essere cittadino del mondo, e il cuor suo non è un'isola, staccata dalle altre, ma un continente che le riunisce.

15/11/2011

Baltimora, due famiglie a confronto in un'analoga situazione: l'adozione di una bambina coreana.
Da un lato la tipica famiglia americana, esuberante, piena di iniziative, attenta a seguire scrupolosamente gli schemi dettati da medici, psicologi, dietologi e quant'altro al fine di perseguire per la figlia un'ottima educazione.
Dall'altro canto una famiglia di origine iraniana, ma americana di nascita, discreta, timorosa, facilmente influenzabile da quell'entusiasmo e quella giovialità tipicamente americana che tanto attraggono.
Nel mezzo Maryam, una nonna iraniana che ha lasciato il suo paese per sposarsi in America.
Lei è riuscita a mantenere la sua identità e risulta estranea a qualsiasi influenza esterna, pacata, quasi fredda nella sua riservatezza.
Eventi particolari (l'adozione di una nuova bimba, la malattia di una delle due mamme, la vedovanza di uno dei nonni) cambiano i ruoli e chi era sicuro, deciso in ogni situazione si trova ora fragile e bisognoso di attenzioni. Perfino la scostante Maryam sentirà la necessità di lasciare quel suo mondo così tranquillo, ordinato, programmato ma fatalmente solo.


Incontro del 08/10/2011
Nemesi

di Philip Roth

Riassunto:
Siamo nella Newark del 1944: in Europa e nel Pacifico infuria la guerra mentre a Weequahic, il quartiere ebraico della città, esplode un focolaio di poliomelite. La paura della malattia e delle sue terribili conseguenze cambia le abitudini dei bambini e dei ragazzi del quartiere: ma non di quelli che si ritrovano per giocare a baseball al campo sportivo di cui Eugene "Bucky" Cantor è il responsabile. Bucky ha ventitre anni e il fisico aitante: l'unico suo difetto è una miopia così forte da avergli impedito di partire per la guerra. Il giovane ne è avvilito come se fosse una colpa di cui si è macchiato: tanto più che i suoi migliori amici sono tutti impegnati al fronte. Ai primi casi di polio, Cantor reagisce come se badare ai ragazzi fosse il suo modo di prestare servizio per la patria: rifiuta di chiudere il campo, anzi fa di tutto per evitare che si diffonda il panico e che la paura modifichi gli stili di vita delle persone. Ma il contagio non cessa di diffondersi. Anche due bambini che erano soliti frequentare il campo sportivo vengono presi da febbre e dolori e quando un altro dei "suoi" ragazzi si ammala e muore, Cantor ne è devastato. Il panico, la paura e la paranoia aumentano giorno dopo giorno e altri ragazzi si ammalano. La fidanzata di Cantor, che sta lavorando in una colonia estiva in Pennsylvania, lo convince a raggiungerla in mezzo a quella natura incontaminata. Cantor crede di essersi lasciato la tragedia alle spalle, ma i suoi peggiori incubi si materializzeranno di colpo.

Le prime righe:
Il primo caso di polio quell’estate si verificò agli inizi di giugno, subito dopo il Memoria Day, in un quartiere italiano povero all’altro capo della città rispetto al nostro. Dall’angolo sudoccidentale di Newark, nella zona ebraica di Weequahic, noi non ne venimmo a conoscenza, e non venimmo a conoscenza nemmeno dei casi sucessivi, una decina, sparpagliati in quasi tutti i quartieri tranne il nostro...

Le vostre recensioni:

22/10/2011 Tutto parte da una devastante epidemia di poliomielite realmente scoppiata negli Stati uniti nell’estate del 1944. Intorno a questa tragedia si scatenano le paure più ataviche che puntualmente si affacciano ogni qual volta l’umanità viene toccata da un male così angosciante,  soprattutto perché non si sa dove si annidi e con quale criterio colpisca né con quale modalità si trasmetta. Ci ha richiamato alla mente altre terribili epidemie che hanno marchiato la storia dell’umanità: la peste del Trecento di Firenze, quella di Milano del Seicento, la peste ad Orano raccontata da Camus…..
 Abbiamo potuto constatare che le reazioni che scaturiscono da simili tragedie sono simili in tutti i tempi, in tutti i luoghi: paura, panico, rabbia impotente, ricerca affannosa del colpevole, con conseguente riaffiorare di pregiudizi contro i diversi e di pericolose superstizioni, sofferenza, dolore.
E’ un bel libro che offre molti spunti alla riflessione e alla discussione da cui sono emersi punti di vista a volte contrastanti.
Giuliana
10/10/2011 Protagonista della storia è Bucky Cantor, ottimo atleta,cultore del corpo umano che per problemi di vista viene scartato dall’esercito e decide di fare l’insegnante di educazione fisica.
Siamo in America nel 1944, una epidemia di polio colpisce i suoi migliori allievi e lui, estremamente rigoroso e con un fortissimo senso del dovere, si trova incapace ad affrontare la situazione.
Molla tutto, il suo paese dalll'aria calda, piena di odori e di malattia e si trasferisce per un alro incarico in montagna, all'aria fresca, al sicuro.
Ma il senso di colpa lo perseguita, creandogli un senso di frustazione e odio nei confronti di un Dio crudele e malvagio.
Anche Bucky contrae la polio,anzi pensa di essere stato forse proprio lui la causa di contagio e per punirsi allontana da se' per sempre la fidanzata, si rinchiude in un ostile quanto infantile ed inutile isolamento.
Personaggio problematico, insicuro, pieno di sensi di colpa portato a un declino inevitabile da una "nemesi" che lo ha colpito nella parte a lui più cara e vulnerabile, il suo corpo atletico, bello come un dio greco nell'atto di lanciare un giavellotto ed ora ridotto ad una massa inerte di muscoli.

Libro che si presta a parecchi spunti di riflessione. Interessante è stato evidenziare come certi atteggiamenti dinanzi ad un male oscuro, ignoto, rimangano immutati nel tempo: la paura, la diffidenza, l'emarginazione del "diverso" o dello straniero sono ancora oggi gli stessi sentimenti degli uomini del 1200 (peste ai tempi del Boccaccio), del 1600 (peste manzoniana).

Morena

18/09/2011

Semplicemente magistrale. E’ il primo romanzo di Roth che leggo e certamente non sarà l’ultimo. A partire dal titolo si è immersi in un’atmosfera da tragedia greca; il protagonista, Eugene Cantor, detto “Bucky”, è una figura assai positiva, un eroe antico impegnato in una lotta titanica contro un destino segnato.
Nella mitologia la dea Nemesi assume diverse valenze; da un lato la più conosciuta di giustizia divina e vendetta, da un altro quella derivante dall’etimologia del nome che significa “distribuire”, da cui il ruolo di giustizia distributiva collegata anche al sentimento umano che suggerisce di pagare quel che si deve e di portare a termine il proprio compito. In origine Nemesi era stata affiancata a Tiche, dea della fortuna cieca e irresponsabile, proprio come controllo morale sull’operato di quest’ultima. Nemesi faceva in modo che la fortuna ricevuta fosse bilanciata da una adeguata dose di sventure. Se considerata da questo punto di vista, la vicenda di Mr Cantor, il quale è una sublimazione del senso del dovere, è piuttosto paradossale. Il pesantissimo tributo di dolore viene imposto al giovane educatore ben prima che la sua ruota della fortuna abbia compiuto il mezzo giro portandolo all’apice della buona sorte, vale a dire la realizzazione del suo sogno di sposare Marcia e di condurre una vita serena. In un certo senso Mr Cantor stesso incarna la sua personale Nemesi perché per primo non si considera degno di felicità sentendosi addirittura responsabile e colpevole per vicende indipendenti da lui. Verso la fine del racconto, infatti, il narratore traccia un inesorabile ritratto psicologico del protagonista: un uomo privo di senso dell’umorismo, incapace di ironia, ossessionato da uno strenuo senso del dovere, incapace di accettare i suoi umani limiti senza trasformarli inesorabilmente in una colpa imperdonabile. Ad un certo punto lo definisce addirittura superbo nel suo perseguire inesorabilmente un perché della tragedia e nel riconoscere se stesso come colpevole, accusando allo stesso tempo Dio di essere uno spietato assassino di bambini. Eppure il narratore, uno dei ragazzini del campo estivo di Mr Cantor vittima dell’epidemia, prova per lui profonda compassione e ricorda l’ammirazione che tutti avevano per colui che nelle ultime pagine viene descritto come un semidio, apparentemente invincibile, colto nell’ (ellenicissimo) atto di scagliare un giavellotto.

 

 

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